Juve, lo scudetto di Conte fra gioia, rabbia e futuro

102-0208_IMGNon è l’aritmetica che serve per il condottiero juventino, ma la certezza di aver visto la sua squadra combattere fino alla fine, non arrendersi a un inizio stentato e rischioso. SASSUOLO – Scivola sull’erba bagnata, fradicio di gioia, con un’esultanza alla Mourinho. Il terzo gol, quello di Llorente, innesca l’esplosione di Antonio Conte: lo decide lui, in quel momento è scudetto. Non è l’aritmetica che serve per il condottiero juventino, ma la certezza di aver visto la sua squadra combattere fino alla fine, non arrendersi a un inizio stentato e rischioso. Non è stata una bella Juve, quella di Reggio Emilia, ma è stata una Juve che assomiglia tantissimo al suo condottiero: tenace fino alla fine, senza mai cedere di un millimetro sul piano caratteriale, sempre convinta di poter vincere e quasi prepotente nell’imporre questa convinzione. A Sassuolo è andata così ed è una buona fotografia della stagione e di questa Juventus, seppure nel corso della stagione abbia saputo essere più bella, più spettacolare e più godibile. Ma mai come questa sera è stata la Juventus di Conte, che non a caso orchestra la festa, la incita dalla panchina come fece l’anno scorso a Bologna, viene sommerso dall’abbraccio della squadra dopo il gol di Marchisio, scivola felice dopo quello di Llorente e, alla fine, va insieme al suo staff e alla squadra sotto la curva bianconera, a raccogliere il primo tributo per il terzo titolo a un passo, un passettino che sarà il primo della passerella gloriosa delle prossime settimane. Nessuno nella storia moderna juventina era riuscito a vincere tre scudetti consecutivi. Nemmeno Trapattoni, suo maestro, che pure aveva esteso il dominio bianconero per un decennio. Nemmeno Lippi che, tuttavia, può vantare la Champions. Nemmeno Capello, il cui record di punti viene polverizzato a tre giornate dalla fine (93 è già la Juve di Conte, 91 ne fece quella di Don Fabio nel 2006). Conte, nella storia della Juventus c’era già e aveva già un ruolo da protagonista, in questo anni e in questa stagione in particolare sta scolpendosi personalmente la statua che lo consacra a icona assoluta. Lui, juventino nell’animo, allenatore di giocatori e di tifosi. Non è finita. Non questa sera. Proprio i tifosi, dopo aver celebrato lo scudetto con i canti d’ordinanza, hanno indicato la strada:

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“Noi vogliamo vincere la Coppa”. Un sogno. Un ordine. Conte la pensa esattamente come loro e ha iniziato a pensare il Benfica nell’attimo in cui è rinterrato a terra dopo il salto di gioia davanti alla curva. Possono esserci ancora tre settimane di passione e godimento davanti a lui. Poi verrà il momento della grande decisione. Il futuro di Conte è ancora da decidere. Per volere suo e della società, l’incontro avverrà a palla ferma. E sarà un confronto profondo sul futuro della Juventus, che può nascere solo da un profondo rinnovamento. Sale sempre di più la consapevolezza che ormai l’asticella si deve alzare: dopo la storia, Conte può solo scrivere la leggenda. Guido Vaciago

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