Conte risponde a Elkann «Juve, guardiamo la realtà»

ROMA – Quanto e’ stato faticoso vincere il terzo scudetto consecutivo? «Vincere una volta può capitare a tutti, ripetersi e’ difficile»

Se le avessero detto all’inizio del campionato supererai i cento punti,che avrebbe risposto?
«Impossibile, ma anche durante il percorso quando ci siamo avvicinati agli 80 e ai 90 punti sembrava incredibile. Il nostro obiettivo era vincere lo scudetto, ma poi e’ arrivata la voglia di scrivere qualcosa di storico. Superare i 102 punti sarà difficile per tutti»

Lei ha detto che la sconfitta le provoca proprio un dolore fisico
«Si per un paio di giorni fatico a relazionarmi, e’ un dolore profondo, io dico sempre che nella mia carriera ho vinto tanto,ma ho anche perso finali importanti che hanno lasciato dentro di me una ferita profonda, cerco di far capire ai miei giocatori la differenza tra vincere e non vincere. Deve essere chiaro, non e’ che se non vinci comunque poi vincerai la prossima volta. No, cominciamo a vincere subito, io dico»

La sensazione della vittoria?
«Dà un benessere psicofisico. Mi ripaga di tutte le ore trascorse a studiare l’avversario»

Chi è Conte?
«Una persona molto tranquilla nella vita privata, mi dedico alla famiglia e alla bimba, sul lavoro sono esigente con me stesso e questo mi permette di chiedere tanto ai miei calciatori e anche ai tifosi. Sono due persone distinte che amo entrambe»


Si riconosce in Al Pacino che nel film ‘Ogni maledetta domenica’ ai suoi ragazzi diceva “si vince o si perde, ma bisogna vedere se si vince o si perde da uomini” ?
«A me quella parola “perdere” non piace, faccio tutto quello che è possibile per cercare di ottenere il meglio da un mio calciatore»

Rapporto con i suoi giocatori?
«Paterno no perché penso di essere troppo giovane, mi considero un fratello maggiore. Cerco di avere un rapporto schietto, sincero. Preferisco raccontargli una brutta verità piuttosto che una bella bugia, meglio confrontarsi in maniera dura ma con grande rispetto»

Soli contro tutti, lo slogan per vincere?
«Chi vince inevitabilmente lo è’, oggi la Juventus e’ l’avversaria più temibile e sta ottenendo una giusta posizione anche in Europa, bisogna continuare a lavorare sapendo che sarà sempre più difficile»

Chi vince e’ sempre antipatico?
«Chi vince non suscita mai simpatia. La Juventus dopo il 2006 era tornata simpatica poi quando ha ricominciato a vincere è diventata di nuovo antipatica. Chi non vince suscita simpatia, una pacca sulla spalle. A chi vince vorresti dare dei cazzotti»

Più sei in vetta,più le folate di vento sono forti,lei ha detto. Quanto vento quest’anno?
«Moltissimo, sotto tutti i punti di vista. Quando vinci cercano in tutti i modi di buttarti giù dalla vetta della montagna e perciò devi essere preparato ed è per questo che è difficile vincere. Folate molto forti anche se poi quando vai a vedere la classifica con i distacchi dalle altre uno potrebbe pensare che sia stata una passeggiata, ma non è stato così»

Ringrazia la Roma e Garcia per aver tenuto alta la tensione?
«La Roma ha fatto un ottimo campionato, noi bravi abbiamo dimostrato di meritare il successo, però adesso bisogna resettare e ripartire»

I battibecchi con Garcia e Benitez?
«Fa parte del gioco, della strategia, a volte dispiace perché viene strumentalizzata ad arte. La comunicazione e’ fondamentale, così riesci a difendere la propria squadra, a mettere pressione e discaricare sugli altri la pressione che viene messa su di te. Bisogna vedere chi ha la forza di sopportare. A creare le polemiche sono bravi tutti, bisogna vedere poi chi ha i nervi più saldi. In quella situazione si vede chi é fuoriclasse o meno»

Lei lo è ?
«Non lo so io cerco di dare il meglio sul campo»

Qual è lo slogan che le piace di più?
«Chi vince fa la storia, gli altri al massimo la possono leggere»

Pippo Inzaghi come lo vede sulla panchina del Milan?
«Lo conosco, ho avuto il piacere di giocare con lui, ma anche lui ha avuto il piacere di giocare con me, io correvo per lui e lui segnava ha grande entusiasmo, è un perfezionista e conosce l’ambiente come le sue tasche, è un ragazzo preparato, però sappiamo benissimo com’è il calcio. Insomma non è semplice,fare il calciatore e’ una cosa, fare l’allenatore un’altra. Quando arrivi a fine carriera pensi di essere già allenatore, ma non è così, c’è molta strada da percorrere. Tutto più complicato. Devi gestire ex compagni come è capitato a me con Buffon e Del Piero e non è semplice. Devi studiare psicologia. Gli auguro il meglio tranne, però, quando gioca contro la Juventus»

Antonio, molti pensano che lei sia antipatico, ma…
«Bisogna distinguere l’Antonio privato, dal professionista. Chi mi conosce sa che mi piace la compagnia, mi piace ridere, scherzare e ballare la “pizzica” (danza del Salento), anche se è difficile e prima di rovinarmi la voce urlando in panchina cantavo pure. L’Antonio professionista vuole l’eccellenza. In battaglia si va per vincere senza guardare in faccia nessuno. Quando vai in battaglia non ci sono ne’ simpatie, ne’ antipatie»

John Elkann a proposito della Champions ha detto “bisogna sognare le cose prima di realizzarle”, lei l’ha sognata tante volte?
«Mi auguro di vincerne tante, ho una carriera davanti, ho un percorso da fare. Ci stiamo lavorando. Sognare…l’importante e’ svegliarsi e vedere la realtà, bisogna stare tutti sul pezzo e capire che vincere non e’ facile»

L’allenatore che stimi di più?
«Carlo Ancelotti, Guardiola e Mourinho»

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