Nedved: «Non vendiamo Vidal e Pogba»

TORINO – Dicono che Pavel Nedved sia quello che ha preso peggio le dimissioni di Conte. Lo descrivono «arrabbiato» per l’evolversi della vicenda e, conoscendo il ceco, si tratta sicuramente di un eufemismo. Lui, da Conte, non avrebbe divorziato mai, anche se capisce la scelta dell’amico e quella della società. E, per abitudine innata, guarda avanti. Anzi corre avanti, dicendo quello che pensa e spiegando quello che sa a Deník Sport, quotidiano ceco che lo intervistato durante le sue vacanze, perché anche da quelle parti le dimissioni del tecnico bianconero hanno fatto notizia.
COSA È SUCCESO – «Conte ha dato le dimissioni perché non aveva più le energie per continuare, non perché fosse in disaccordo con la dirigenza. Non è tutto vero quello che è stato scritto dai media a proposito della vicenda: la decisione di Conte ci ha veramente colto di sorpresa, anche se sapevamo che lui voleva lasciare alla fine della scorsa stagione. in quel momento era stanco di tutto, ma in quel momento abbiamo concordato con lui che sarebbe stato un altro anno. Gli abbiamo detto che avrebbe dovuto staccare completamente durante le vacanze, rilassarsi e tornare più riposato, ma quando è arrivato a Torino e ha ripreso a lavorare ci ha detto che non aveva più energie».

RITMO ESTENUANTE «Dopo tre stagioni e tre scudetti consecutivi non aveva più la forza per continuare, noi abbiamo provato a convincerlo a restare, ma non ci siamo riusciti. Devo ammettere che capisco perfettamente la sua decisione: il modo in cui lui svolge il suo lavoro è estenuante. Non trascura nessun dettaglio: da quando è in campo a quando studia i video a casa o quando spiega ai giocatori cosa vuole da loro o quando si riunisce con il suo staff. E’ un perfezionista maniacale, quindi è possibile che dopo tre stagioni a questo ritmo possa aver sentito la fatica».

LA SCELTA DI ALLEGRI – «E’ una perdita gravissima per noi. Conte è un grandissimo allenatore e gli siamo grati per tutto quello che ha fatto. Ha svolto un eccellente lavoro e ci mancherà moltissimo. Ma abbiamo dovuto reagire molto rapidamente dopo le sue dimissioni.E’ stata durissima: eravamo dispiaciuti per la perdita, ma d’altra parte dovevamo portare a Torino Allegri. Non era facile trovare un allenatore in così poco tempo. I candidati erano due: Allegri e Mancini. Mancini aveva la possibilità di allenare la nazionale italiana e così abbiamo trovato l’accordo con Allegri he è un tecnico di qualità e un vincente».

IL MERCATO –  «Il vero mercato non è ancora iniziato adesso. C’era il Mondiale e tutti aspettavano la fine. E questa è un’altra ragione per quale chi dice che le dimissioni di Conte sono dovute al mercato sbaglia. La nostra strategia è chiara: vogliamo tenere tutti i nostri migliori giocatori, si chiamino Vidal o Pogba. Non voglioamo vendere nessuno e in particolar modo Vidal. Certo, in caso di un’offerta particolarmente alta avremmo il dovere di pensarci, ma non vogliamo cedere i campioni. Vogliamo essere competitivi in Champions e le uniche cessioni erano giocatori che non facevano parte dei nostri piani».

SUAREZ E CHIELLINI – «Non mi aspettavo che l’Italia uscisse così presto, anche se logicamente sono contento per la Juventus (sorride, ndr), perché così hanno potuto fare vacanze più lunghe e riposarsi. Ma nessuno si augurava questo. Suarez? Per certi versi lo capisco, ero un giocatore simile a lui, anche se certe cose non le approvo. Non so perché continua a mordere, ma nonostante questo ero furioso per la reazione di Chiellini! Si è comportato come un bambino mostrando il morso all’arbitro. Ne ho parlato con Marotta e ne parlerò con lui direttamente. Comunque Giorgio ha dimostrato la sua intelligenza parlando nei giorni successivi e chiedendo alla Fifa di accorciare la squalifica a Suarez. Che per altro è un grande giocatore: lo prenderei subito alla Juventus. Anzi lo stavamo per prendere due anni fa e io ero d’accordissimo: è un campione e basta».

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