Sostiene Pereyra: «Juve e… Nazionale»

TORINO – Basso profilo, totale rispetto della privacy, tanto lavoro e poche chiacchiere. È questa la fotografia di Roberto Pereyra, arrivato a Udine in punta di piedi, con tanta voglia di fare, l’ostacolo della lingua e qualche problema di ambientamento, che si è guadagnato a suon di sudore e fatica un posto nel calcio che conta. L’argentino, attaccatissimo alla sua terra, ha lottato per mesi per capire esattamente dove fosse arrivato. Già, in una piazza piccola, ma comunque ambiziosa, lottando anche con un idioma, il suo, che inizialmente anche gli stessi compagni sudamericani facevano fatica a comprendere bene. Il suo, infatti, è un argentino di Tucuman, che ha poco in comune con il rioplatense. Nessuna intervista, quindi, per molto tempo, finché le lezioni di italiano non hanno sortito l’effetto desiderato. In realtà, anche dopo Pereyra non è mai stato di molte parole.

ALTRO CHE VELINA – Su di lui e sulla sua vita privata poco o nulla si conosce, se non che al suo fianco c’è una fidanzata che il giocatore tiene ben riparata dai riflettori e che non nasconde essere per lui una spalla fondamentale. La sua passione, fin da piccolo, è stata il calcio, una delle strade percorribili per lasciare il suo paese, dove la famiglia non si può dire vivesse in maniera agiata. Tanto ha fatto, tanto ha lavorato con costanza, che alla fine lui ci è riuscito. «A me piace giocare sulla fascia, ma voglio farmi trovare pronto in qualsiasi ruolo mi chieda l’allenatore, quindi anche da trequartista. Mi alleno anche per arrivare davanti alla porta e magari segnare». Parole, le sue, che sono coincise all’Udinese con i fatti: giocatore duttile e pronto ad interpretare il ruolo che gli viene richiesto senza mai protestare né alzare la voce. Pochi sorrisi, tanta determinazione, fuori e dentro il campo.

LA CAMISETA – Il sogno? La maglia dell’Argentina, che Pereyra conta di indossare: «Ci penso sempre, ma devo lavorare di più e migliorare per meritare la Seleccion… (con la Juve avrà più chance, ndr). Già il Mondiale Under 20 è stata un’emozione unica ». Tra i suoi amici ex giocatori del River, da cui arriva anche lui, Lamela, Pezzella, Funes Mori, González Pirez, Cirigliano e Iturbe.

GRAZIE GUIDOLIN – Ha un pensiero speciale sempre per il suo ex allenatore, Guidolin, che lo ha fatto conoscere al calcio che conta, prendendolo per mano, e portandolo idealmente fino a Torino. E chissà se anche alla Juve potrà giocare con il suo numero preferito, il 37, quello che ha sempre indossato. «E’ lo stesso numero con cui giocavo in Argentina, quando indossavo la maglia del River, società cui sono molto legato perché mi ha portato nel calcio che conta». E ora potrà guardare al suo idolo di un tempo con un occhio diverso da quando era bambino, quel Ariel Ortega del River, cui si ispirava.

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