Abolita la discriminazione territoriale

Secondo quanto riportato dal Tuttosport nell’edizione odierna, il nuovo presidente federale Tavecchio ha disposto l’abolizione della tanto chiacchierata norma sulla disposizione territoriale.

Ecco quanto riporta Guido Vaciago:

“Tavecchio dà il via libera al… Vesuvio. Il più famigerato dei cori di “discriminazione territoriale”, come vengono definiti dal codice, da adesso in teoria non è più sanzionabile, perché il Consiglio Federale è intervenuto d’urgenza sulle norme e ha cancellato la “discriminazione territoriale” con effetto immediato. Insomma, non costituisce più comportamento sanzionabile. in più “l’offesa, la denigrazione o l’insulto per motivi di origine territoriale” viene cancellata dall’articolo 12 (prevenzione di fatti violenti) come causa di responsabilità oggettiva delle società.

E’ il trionfo dei club che da tempo si battevano (Adriano Galliani in testa) per l’abolizione di quella norma, ritenendola un meccanismo di potenziale ricatto da parte delle curve nei confronti delle società. Ma è anche uno dei primi atti ufficiali di un presidente federale che è stato protagonista delle recenti cronache per lo scivolone sui “mangiatori di banane”. Una frase, quella sfuggita a Tavecchio, che per la cronaca rimarrebbe sanzionabile perché riconducibile al razzismo. Cori sul Vesuvio, Etna ma anche per tutti i riferimenti cittadini invece sono stati, per così dire, “liberalizzati”. Per il momento solo questi, per esempio, “Heysel o Superga” che vengono considerati nella categoria “offensivi della memoria”, restano sanzionabili. Le società risponderanno per insulti di secondo genere, «ma – ha spiegato Tavecchio – con gradualità”, e senza chiusura immediata delle curve. Il presidente Tavecchio ha spiegato che la modifica intende «evitare provvedimenti drastici e vuole favorire interventi più ponderati».

Insomma, sarà ancora più intricata la comprensione delle decisioni del giudice che dovrà arrampicarsi, suo malgrado, su uno scivoloso regolamento, cercando di distinguere insulto da insulto, un esercizio giuridico surreale. E resta, di fondo, l’assurdità di norme che – depotenziate o meno – finiscono quasi sempre di colpire nel mucchio”.

 

 

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