E alla Juve torna la record-mania

TORINO – Un chiodo fisso, un’ossessione, quasi una psicosi: sia come sia, la scorsa stagione la Juve ha agguantato un duplice obiettivo, legato ai risultati e a tutta una serie di primati che l’hanno vista entrare nel mito del calcio a suon di applausi scroscianti. Quest’anno l’assunzione di Massimiliano Allegri a metà luglio non ha provocato chissà quali sconquassi: vincere, dunque, rimane l’unica cosa che conta, poi i record vengono di conseguenza. Figurarsi, insomma, se il nuovo tecnico bianconero ha mai anteposto la caccia a numeri da urlo rispetto al desiderio di aggiornare la bacheca dei trofei gelosamente custodita allo Stadium. Però ci si prende gusto, ad accumulare successi e primati. E allora, nonostante siamo ancora ai primi vagiti del campionato, le vittorie dei bianconeri di Allegri fanno già parte di un primo abbozzo di storia.

Da Capello…
Ecco, si dà il caso che la difesa imbattuta dei campioni d’Italia non sia una realtà insipida, anzi. Tre partite di campionato e una di Champions League con 6 gol fatti e nessuno subito rimandano ai primi 270 minuti del campionato 2004-05, col debutto in Champions a fare da intermezzo. Dieci anni fa, con Fabio Capello al timone, la Juve si distinse per il medesimo ruolino di marcia, con l’unica differenza marcata dall’obbligo di sobbarcarsi una trasferta in più: rispetto al 2+2 attuale (un paio di match allo Stadium, un altro paio a Veronae Milano), nel 2004 i bianconeri ospitarono soltanto l’Atalanta (battuta 2-0), mentre portarono a casa tre partite fuori casa su tre, fra campionato (3-0 a Brescia e Genova, sponda Samp) e Champions (1-0 sull’Ajax ad Amsterdam). In quell’anno la Juve avrebbe conquistato il 28° scudetto con la difesa meno perforata del campionato. Alla quarta tappa, tuttavia, Cristian Zaccardo beffò i bianconeri con la maglia del Palermo indosso e arrivederci ai sorrisi. Sono ammessi gli scongiuri, in vista del match di domani sera allo Stadium contro il Cesena.

…a Conte
Col tecnico dei tre tricolori di fila i campioni erano partiti così bene anche nel torneo 2012-13. Il filotto di vittorie si sarebbe fermato alla quinta giornata per mano della Fiorentina. E sempre a proposito di incroci col recente passato, fra vecchia e nuova stagione la Juve non prende gol da 801 minuti, vale a dire otto partite consecutive – Coppe comprese – senza contare gli 81 minuti della trasferta col Sassuolo. Se questa non è una ricerca di nuovi primati, con i record della juve contiana a fare da luccicante sfondo, poco ci manca. Anche se – è bene ricordarlo – nel caso di Allegri non può essere un’ossessione, considerato il carattere pacato del tecnico livornese, puntualmente trasferito a una squadra ora meno frenetica nello sviluppo del suo gioco. Il confronto, se si vuole ragionare in chiave analitica, può sembrare imbarazzante, considerata la quantità di campioni presenti nella Juve di Capello. Ma se il paragone si concentra sulle ultime due espressioni della Juve plasmata da Beppe Marotta e Fabio Paratici, allora gli stimoli si amplificano. Chissà, per esempio, se il corso degli eventi renderà possibile appaiare l’ultima creatura di Conte con la prima di Allegri, in ragione delle vittorie di fila ottenute in campionato: 12, come quelle riportate dal 27 ottobre 2013 al 18 gennaio 2014. Non un primato assoluto, ma per i bianconeri sì. Magari i più nostalgici torneranno talmente indietro nel tempo da ricordare il Settebello bianconero in avvio della stagione 1985-86, quella dell’ultimo scudetto di Michel Platini: 7 vittorie consecutive, poi lo stop di Napoli. Già che siamo a inizio stagione, il tifoso ha diritto di sognar

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