Serie A Juve, «Tevez mai così forte. Che guaio per la Lazio»

TORINO – «Se domattina mi alzassi con il potere economico di Abramovich, prenderei Buffon, Xavi, Messi. E in panchina metterei Mancini. Roberto da giocatore era fortissimo, ma un po’ insopportabile… (risata). Come allenatore è il top, cura ogni dettaglio, lavora tanto sugli schemi ed è un vincente». Juan Sebastian Veron, ex campione argentino di Samp, Parma, Lazio, Inter, Manchester United e Chelsea, dal 5 ottobre è presidente dell’Estudiantes, il club in cui ha cominciato e finito la carriera da giocatore.

Tevez non lo ha indicato tra i sogni perché lo considera un obiettivo reale?
«No, è impossibile. Per Carlos in Argentina esiste solo il Boca Juniors. E’ una questione di maglia, di cuore. Però…».

La Juve vorrebbe prolungargli il contratto oltre il 2016?
«Dipenderà da tante cose. Di sicuro, e parlo per esperienza personale, quando ti trovi bene in una squadra, i soldi non sono l’aspetto prioritario. E mi sembra che Tevez a Torino stia benissimo».

Grazie alla Juve, dopo 3 anni di esclusioni, l’Apache ha ritrovato l’Argentina.
«Non poteva durare troppo questa situazione. Adesso starà a Tevez non farsi sfuggire l’occasione. Ma Carlos, al di là delle qualità tecniche, è un campione pure a livello mentale. E’ uno che si rialza, sempre. Non c’è nulla che lo abbatte. Un po’ come in campo: sembra piccolino, però spostarlo è durissima».

Per Tevez era più facile giocare con lei o ora con Pirlo?
«Noi abbiamo giocato tanto assieme, ma solo con l’Argentina… Pirlo ha più tempo per lavorare con Carlos».

Cosa non dimenticherà mai dell’Apache?
«La Coppa America 2007. Eravamo compagni di stanza e ogni sera a mezzanotte spostavamo i letti per giocare a calcio-tennis. Io e lui da una parte, Messi e Abbondanzieri dall’altra. Andavamo avanti fino alle 2/3 di notte».

Stasera la “sua” Lazio ospita la Juve all’Olimpico.
«Affrontare Tevez è sempre un bel problema. Incrociarlo proprio dopo il ritorno in Nazionale è il peggio del peggio. Peccato capiti proprio alla mia Lazio, anche se i biancocelesti sono una bella squadra».

Del gruppo di Pioli c’è qualche giocatore che non avrebbe sfigurato nella sua Lazio scudettata, quella dei vari Nesta, Mihajlovic, Simeone, Nedved, Mancini…
«Klose e Biglia potevano stare anche nel nostro gruppo».

Adesso guarda il calcio con occhi da presidente e non più da fantasista: per la panchina dell’Estudiantes sceglierebbe Allegri o Pioli?
«Nessuno dei due, non li conosco abbastanza. Nella valutazione di un allenatore conta di più il lavoro settimanale della partita. Ripeto: prenderei il Mancio. Lo chiamerò per chiedergli se ha bisogno di due “piedi buoni” come i miei in mezzo al campo… (risata). In realtà ha già Kovacic, ma non facciamo paragoni».

Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.