Juventus, 12 anni senza l’Avvocato Agnelli

storicheTORINO – Dodici anni fa moriva Giovanni Agnelli. Memoria ancora vivissima anche se, quel tempo, è davvero lontanissimo. Perché in questi dodici anni tutto è cambiato, se non stravolto: nel Paese, nel mondo Fiat e in quello della Juventus. Che cosa avrebbe detto l’Avvocato dei fatti di calciopoli che ancora ieri non hanno avuto una fine, perché, si sa, i giudici, quelli della Cassazione, hanno troppo da fare e, dunque, hanno rinviato l’udienza alla fine di marzo? Come vivrebbe, Gianni Agnelli, lo Juventus Stadium così caldo e coinvolgente per lui che amava il football e invece fu costretto a viverlo nel frigidaire del Delle Alpi, distante da tutto e da tutti? Che cosa avrebbe detto, Gianni Agnelli, a quel presidente, di cognome Della Valle e di nome Diego, il quale, dopo aver utilizzato alcuni componenti della dinastia come testimonial dei propri prodotti, ha dato del povero imbecille a suo nipote John Elkann aggiungendo che «appartiene a una famiglia che ha distrutto una quantità industriale di posti di lavoro, dovremmo fare un referendum per vedere se li vogliamo ancora in Italia»? Come avrebbe convissuto con un tipo, di cognome Marchionne e di nome Sergio, che indossa, anche negli eventi ufficiali, maglioni blu scuro a girocollo ed è il vero capo della Fabbrica Italiana Automobili Torino, come lo stesso Avvocato usava chiamare l’azienda di famiglia? Come avrebbe commentato il taglio di capelli di Arturo Vidal? O i tatuaggi di Carlos Tevez, lui che teneva in cuore Sivori e Platini? Come battezzerebbe Pogba, forse come un dipinto di Gauguin, pure lui Paul e francese?

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